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Introduzione dell'on. Lucio Stanca

Amministratore delegato della Società di Gestione EXPO 2015 S.p.A.

Lucio Stanca

Profilo della governance dell’Expo


L’Expo oltre l’Expo

L’Expo è, probabilmente, uno dei progetti più complessi con cui misurare la capacità dell’Italia di creare valore in un’epoca in cui il confronto internazionale è diventato sempre più diretto. E’ una sfida che coinvolge il nostro  sistema-Paese. Non si limita ad un territorio, sebbene rilevante come quello milanese e lombardo. E’ una sfida che avviene in presenza di un grande cambiamento a livello mondiale che, in questi ultimi anni, ha prodotto dinamiche di sempre maggiore complessità. Un cambiamento che non è più a carattere cumulativo, graduale, progressivo, ma è discontinuo, improvviso, non lineare. Operare nella progettazione e gestione di Expo 2015 richiede dunque flessibilità e capacità di interpretare tale cambiamento trasformandolo in un processo operativo nella realizzazione di questo evento.   
L’Expo è stata definita la grande metafora di cosa dovrà essere la Milano del 2015. Questo non è tuttavia il nostro traguardo, ma solo l’anno di riferimento per derivare un valore permanente da questa irripetibile occasione. Se Expo 2015 sarà solo un’occasione espositiva, allora avrà perso metà del suo potenziale valore. Ecco perché dobbiamo avere una visione di lungo periodo: per l’Expo, ma in particolare “oltre l’Expo”. Si tratta di costruire intorno al tema dell’Expo, “nutrire il pianeta”, un modello per Milano e un’opportunità per diventare un centro di cooperazione e riferimento internazionale in tale ambito.    

La sfida della governance

L’Expo è una grande sfida organizzativa. Direi che la prima sfida dell’Expo è la sua governance, la capacità di collegare risorse a obiettivi in modo efficace ed efficiente. Si tratta di far funzionare l’organizzazione di Expo come un sistema. Un sistema multidimensionale con molte interazioni, più livelli di governo (dal BIE, al governo nazionale, ai governi locali), più attori pubblici e privati, che coinvolge, tra l’altro, la finanza, la comunicazione, i rappresentanti della società civile.
La dimensione internazionale è un aspetto qualificante della governance dell’Expo. Nella “società della conoscenza” si stanno dissolvendo i confini territoriali un tempo definiti dalla localizzazione e concentrazione delle attività produttive e delle relative risorse. Per questo, se l’Expo ha una dimensione centrata su Milano, le sfide che si pongono alla sua realizzazione sono su scala internazionale e dunque richiedono una risposta della stessa dimensione: in termini di obiettivi, risorse, strategie, metodi. In un mondo diventato “piatto” a causa della globalizzazione e dell’immediato accesso all’informazione, l’Expo di Milano non si può limitare ad essere una vetrina mondiale di novità tecnologiche, ma diventa luogo di interpretazione ed elaborazione di grandi temi mondiali. Siamo chiamati a non perseguire la trappola del facile consenso locale per eludere un approccio che deve necessariamente avere un profilo internazionale.

Il metodo

Occorre realizzare un sistema di governo di questo processo che generi valore attraverso l’incontro fra metodo e risorse.     
Il metodo è basato sulla cooperazione interistituzionale fra istituzioni pubbliche, il partenariato con i soggetti economici privati ed il non-profit, la democrazia partecipativa dei cittadini. Tale metodo, che opera nelle direzioni della sussidiarietà orizzontale e verticale, dovrà essere il principio ispiratore della realizzazione dell’Expo, attraverso un’efficace regolamentazione dei rapporti fra istituzioni e attori privati. E’ un metodo che intende promuovere una visione condivisa dei momenti fondamentali del percorso che stiamo attuando. E’ nostro compito sostenere le decisioni politiche volte a bilanciare eventuali interessi contrastanti e operare una sintesi nei tempi funzionali all’efficiente progresso delle iniziative. Per tale motivo abbiamo bisogno di Istituzioni autorevoli e forti, che sappiano esprimere con eccellenza, oltre alla tradizionale funzione di controllo, la funzione di indirizzo. E’ una sfida anche di natura culturale che consiste nella capacità, a tutti i livelli delle pubbliche amministrazioni coinvolte, di integrare la nostra tradizione amministrativa con la realizzazione di progetti complessi, con un ruolo importante o preminente dei soggetti privati, e con modelli di finanziamento innovativi.
La cooperazione interistituzionale si è già avviata con il Tavolo per il governo degli interventi della Lombardia, l’organismo che riunisce rappresentanti del Governo e delle istituzioni locali per la realizzazione delle opere infrastrutturali e degli altri interventi. L’eccellente progetto elaborato in candidatura, che ha meritato il plauso del BIE, e per il quale va ringraziata tutta la squadra che ha operato nel Comitato di Candidatura, rappresenta una solida base di partenza su cui avviare le successive fasi di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva.
A questo proposito, sto promuovendo ulteriori strumenti di cooperazione, quali Accordi di Programma che definiscano in dettaglio il quadro delle opere da realizzare, la relativa copertura finanziaria e il contesto procedurale in cui muoversi, coniugando flessibilità con un rispetto assoluto della normativa vigente in materia di appalti pubblici.
Il partenariato con i soggetti economici privati sarà attivato sia tramite operazioni che li vedano protagonisti nella realizzazione di alcune opere infrastrutturali, sia attraverso un piano complessivo di marketing finalizzato a coinvolgerli attraverso opportune forme di sponsorizzazione.
L’innovazione non può essere dettata in modo centralistico solo attraverso la pur necessaria cornice normativa. Abbiamo bisogno di una cooperazione orizzontale in cui il mondo privato, ma anche l’università e il mondo della ricerca, lavorino insieme per elaborare dei progetti. Vogliamo avere un ruolo di sostegno alle varie forme di  cooperazione. Questa è anche una sfida  di comunicazione. Tutti sono consapevoli che l’Expo è un’opportunità, occorre dare strumenti, anzitutto interpretativi, su come coglierla.  Dobbiamo inoltre mettere al lavoro tutte le componenti del sistema e dare sostegno, soprattutto nella fase iniziale, con incentivi o finanziamenti.
Per dare impulso alla Milano del futuro abbiamo inoltre operato attraverso sistemi inediti di democrazia partecipativa, partendo da una consultazione voluta dal Sindaco di Milano: è indispensabile che i milanesi possano esprimersi su quello che sarà il dopo Expo. Questo non è un percorso che si impone, ma che si condivide. Deve esistere un’interazione tra chi propone un’innovazione di tale importanza e chi la vive: entrambi sono attori del cambiamento. Vogliamo un Expo aperto, in cui tutti potranno dare il loro contributo. Sarà compito della società Expo 2015 quello di comporre un mosaico che dia coerenza e impulso al progetto. Questa può essere, in primo luogo, un’occasione straordinaria per costruire non solo una città più moderna e per aumentare la qualità della vita, ma anche per diventare un punto di riferimento internazionale per il tema dell’alimentazione. Ed in questo ambito una delle prospettive aperte è quella di una “Città del gusto” capace non solo di attrarre investimenti e risorse a livello internazionale, ma anche di moltiplicare il valore della tradizione e dell’innovazione dell’agroalimentare in Italia.    

Le risorse

La governance dell’Expo, come anticipato, deriva dal collegamento di metodo e risorse in un sistema multidimensionale di particolare complessità. Dopo aver anticipato alcuni aspetti di metodo, intendo segnalare quali risorse abbiamo disponibili e quali stiamo mettendo in campo.     
La prima risorsa (almeno in termini temporali) è quella organizzativa: sto completando la squadra che porterà Expo 2015 alla realizzazione del suo obiettivo. Si tratta di una squadra che crescerà nel corso degli anni sino a raggiungere a regime, secondo le previsioni attuali, circa 300 unità.
La seconda risorsa è quella finanziaria. Attualmente il Governo è impegnato a individuare le risorse per la copertura dei fabbisogni generati dalla opere contenute nel Dossier di candidatura dell’Expo e rispetto alle quali è stata prestata apposita garanzia finanziaria. Parallelamente, si stanno censendo le risorse disponibili per la realizzazione delle opere connesse e delle opere necessarie, che fanno parte di un ulteriore elenco, al fine di garantire, a livello regionale, un contesto infrastrutturale complessivo all’altezza della sfida organizzativa di Expo.
A queste risorse si possono infine aggiungere i fondi comunitari come ulteriore fonte di finanziamento da cui drenare risorse per progetti che interessino tutto il contesto regionale. Non dobbiamo ridurre l’impegno finanziario nell’Expo per attuali preoccupazioni di natura congiunturale. Nel 2015 sarà ampiamente superata l’attuale crisi mondiale: ci auguriamo che il mondo possa vivere in tale data una fase espansiva. Non possiamo essere miopi su un progetto di lunga gittata, che supera i tempi dell’attuale recessione per produrre i suoi effetti fra sei anni su una nuova frontiera di opportunità, in un mondo probabilmente diverso da quello attuale.  
Sotto il profilo giuridico, il quadro di riferimento introdotto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri consente a Expo 2015 di operare con rapidità, grazie a una chiara definizione dei ruoli istituzionali.
In conclusione, il metodo di attuazione di Expo 2015 non può che basarsi sulla cooperazione, sulla condivisione, sulla capacità di lavorare insieme. Per realizzare tutto il valore che un tale progetto implica, occorre che il settore pubblico e quello privato sappiano fare sistema. Sviluppare, cioè, un modello cooperativo in cui si lavora fianco a fianco per obiettivi comuni e condivisi. L’alternativa è il modello corporativo che difende lo status quo sia nel rapporto tra territori, che tra le istituzioni e le amministrazioni pubbliche, sia tra queste e la società. Nel modello corporativo un processo di modernizzazione, come è Expo, rallenta o peggio si arresta di fronte alla resistenza esercitata da interessi particolari. Direi che questa è la sfida non solo di Expo, ma anche dell’Italia per l’Expo: una sfida di coerenza e di sistema per evitare l’eccesso di obiettivi e il difetto di metodo e risorse.

Conclusione: Expo come un laboratorio per Milano


Milano, senza abbandonare la sua radice industriale è cresciuta  nell’economia dei servizi, che si sono affermati come il veicolo del cambiamento strutturale delle moderne economie. Da un lato assistiamo alla “industrializzazione” dei servizi su scala globale, dal lato opposto alla tendenza dell’industria a muovere la frontiera competitiva dal prodotto al servizio (la terziarizzazione delle attività industriali). L’Expo opera in tale direzione, diventando un punto di incontro tra nuovi modi di produrre valore intorno a un bisogno da sempre primario come  l’alimentazione. E’ un’occasione di attrarre sul nostro territorio e in Italia risorse e rinnovare la vocazione di questa città come ponte verso il mondo, come centro di relazioni internazionali.  Si tratta di vantaggi immateriali non misurabili che vanno molto al di là dei valori delle statistiche di mercato.
NeIla moderna economia della conoscenza, basata sulla centralità di asset intangibili, l’Expo non può essere definito solo un “cantiere”, legato alla materializzazione di opere (l’hardware di questo progetto), ma è soprattutto un “laboratorio”. Un centro di ricerca e sviluppo della Milano del futuro, dove si definisce il valore di una città (il software) nel rapporto con i suoi cittadini, con la sua tradizione, con il suo avvenire.


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