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Il punto della situazione

Avanzano i lavori giorno e notte...

A un anno dalla pubblicazione di Vademecum Expo 2015, ci sembra logico oltre che doveroso, tracciare un riepilogo di quanto è stato, di ciò che è accaduto nel mondo Expo. Dal 22 giugno 2009, data in cui veniva distribuito nelle edicole e nelle librerie il volume da cui ha preso spunto il nostro sito, alcune situazioni sono state definite mentre altre restano in un preoccupante limbo.

Recentemente è stato presentato il Dossier definitivo da parte degli organizzatori all'Ente internazionale che assegna le esposizioni universali, il famoso BIE, Bureau of International Expositions, che ha sottolineato la cura dei particolari e la grande attenzione nei progetti di un'Expo che vuole essere molto attenta anche alle problematiche ecologiche e sociali, cercando di essere il meno invasiva possibile nella vita dei cittadini e che lascerà loro un'eredità positiva e propositiva. Grandi elogi su stampa e televisione, sorrisi a destra e a manca.

 

Negli scorsi dodici mesi l'hanno fatta da padrone anche le schermaglie politiche che, passando anche attraverso la campagna elettorale finita con le elezioni di primavera, non ha risparmiato colpi durissimi anche ai politici coinvolti nell'organizzazione dell'Expo 2015. Nonostante il presidente Berlusconi, in uscite pubbliche come quella in occasione del Salone del Mobile a Milano, abbia più volte sottolineato il sostegno alla società di gestione, confermando con la firma dei documenti destinati al BIE la garanzia per lo stanziamento dei fondi necessari, in Parlamento si sono levate voci contro i capitoli di spesa destinati proprio a sostenere i lavori dell'esposizione milanese. Settimane di passione quelle precedenti alla presentazione del decreto di programmazione finanziaria in cui, il ministro Tremonti, ha preteso e ottenuto dei tagli che, ancora una volta, mettono in difficoltà coloro che l'Expo lo stanno andando a costruire. Intendiamoci gli impegni presi dal governo verranno rispettati e gli stanziamenti da 1,4 miliardi di Euro sono stati confermati: tuttavia Stanca non potrà impiegarne il desiderato 10% per le assunzioni e la gestione ordinaria ma solo il 4%, sempre che anche gli altri soci di Expo Spa (Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio) facciano altrettanto ma, soprattutto, dovrà condividere il suo operato con l'intero consiglio di amministrazione, lasciando sul tavolo buona parte dei poteri che gli furono assegnati al momento della sua investitura; con ricorrente prepotenza si levano voci di un imminente avvicendamento proprio sulla poltrona di amministratore delegato alla quale sarebbero candidati o Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda, o Giuseppe Sala, direttore generale del Comune.

Come se non bastasse proprio il BIE dell'amico Loscertales, attraverso il suo presidente Christiansen, sospende una poderosa spada sulla testa di Expo SpA e Co., pretendendo che "qualcuno" si affretti ad acquistare le aree su cui dovrebbe sorgere il sito espositivo. Da oltre un mese il governatore Formigoni parla e annuncia la costituzione di una nuova società destinata solo a quella funzione ma, agli inizi di giugno 2010, non si è ancora fatto nulla. Il sindaco Moratti sottolinea che la scadenza che il gruppo si era data per perfezionare l'acquisto era la fine dell'anno mentre il BIE ha imposto che ciò avvenga entro e non oltre la fine di ottobre: con qualche sforzo in più "riusciremo a farcela".

Nel frattempo, come sottolineiamo da tempo qui a VE2015.com, i lavori infrastrutturali dentro la città non sembrano procedere o, se lo fanno, procedono in gran segreto. Ricordiamo che entro cinque anni (ma alla data odierna l'Expo sarà già aperto da un mese) sono previste:

  • due nuove linee del metrò, la 4 e la 5
  • un potenziamento e un prolungamento delle linee 2 e 3
  • l'apertura delle vie d'acqua
  • il ripristino e il recupero della Darsena
  • il potenziamento della linea ferroviaria Rho-Gallarate
  • la pedemontana
  • la brebemi
  • la tangenziale esterna di Milano
  • la costruzione del sito dell'Expo

e sicuramente ci stiamo dimenticando qualcosa. Nel frattempo salgono le voci dei detrattori, come il gruppo NO Expo, che organizza veri e propri happening e dibattiti con tanto di musica, comici di cabaret e degustazioni di cibo e vino così da sensibilizzare la popolazione sugli effetti devastanti che, secondo loro, avrebbe l'esposizione sull'area di Milano e zone limitrofe, quelle direttamente interessate dalla costruzione delle infrastrutture. Leggendo i vari proclami sembrerebbe quasi che l'Expo si possa paragonare a un'esplosione nucleare ma, senza arrivare a tanto, è comprensibile e tangibile la crescente preoccupazione e disaffezione del pubblico verso questo evento.

A tutti questi interrogativi rispondono in coro il Sindaco e il Governatore, insistendo più volte sulla puntualità delle operazioni: già il fatto che si senta la necessità di giustificarsi continuamente fa sorgere qualche dubbio in più sulla veridicità delle ammissioni. Tra l'altro, in occasione di un suo intervento in commissione Lavori pubblici del Senato, sempre la Moratti ha aggiunto: "L'adeguamento infrastrutturale della Lombardia è stato un elemento determinante sia nella decisione di presentare la candidatura sia un'occasione per colmare il gap infrastrutturale del territorio milanese e lombardo. Milano oggi, per le linee metropolitane è l'ultima in Europa. Con le nuove costruzioni arriveremo a un incremento del 50% rispetto all'esistente, con un aumento dei chilometri coperti del 40% nel 2015 quasi un raddoppio degli attuali nel 2018. Non si deve dimenticare che la Lombardia ricopre anche l'ultimo posto per rete stradale per ogni 10 mila abitanti mentre per la rete ferroviaria è al penultimo posto". Detti così sembrano numeri di un paese molto avanzato del terzo mondo o dell'ex blocco sovietico piuttosto che della capitale economica di uno degli otto Paesi più industrializzati al mondo.

Dal marzo 2008 quando Milano vinse la corsa all'assegnazione contro la turca Smirne, il morale dei cittadini milanesi e lombardi in generale ha subito repentini cambi e sbalzi verso l'alto e il basso. Inizialmente si era sperato che la città cogliesse l'occasione per darsi una rinfrescata al look ma, soprattutto, ripartisse con servizi e strutture nuove, moderne, destinate a migliorare la vita a chi la città e tutta l'area l'avrebbe vissuta dopo l'Expo. A chi importano le costruzioni di imponenti alberghi o magnifici sotto passi, svincoli e ponti autostradali quando i treni e i tram sono d'epoca, mezzi logori e sporchi che non fanno certo onore alla capitale morale? Dove sono i progetti di migliaia di posti auto sicuri e illuminati ai bordi della città dove arrivare ed essere sicuri di:  a) trovare al ritorno la propria vettura senza b) il timore di essere rapinati? Quando partono le riparazioni del manto stradale che, in città, non è mai stato così malconcio a memoria d'uomo? Quando finirà la telenovela sull'acquisto dei terreni? Verrà il giorno che i dirigenti dal doppio incarico lasceranno una poltrona e il relativo emolumento?

Il futuro è domani ma, non dimentichiamoci, lo si inizia a costruire oggi. Il tempo è prezioso, non sprechiamolo, due anni sono già passati: speriamo che il terzo porti risultati e nuove speranze a questa nostra città che davvero ne ha bisogno.

Con l'occasione auguriamo anche buon (primo) compleanno al nostro Vademecum Expo 2015!

Ezio Rotamartir
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